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Erasmus +: Culture a confronto

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“Il mondo è bello perchè è vario” è oramai un detto comune, che riassume perfettamente  lo spirito del progetto Erasmus +, un progetto che ha come obiettivo  avvicinare ragazzi e ragazze di tutt‘Europa, con lo scopo di confrontare diverse culture e imparare ad apprezzare la propria. Poche settimane fa si è concluso lo Youth Exchange (è così che si chiamano questi tipi di scambi) promosso dall’associazione lucana Basilicata Link, che ha sede a Matera, insieme all’associazione islandese Tían. Questo scambio ha visto 13 italiani e 8 islandesi, fra ragazzi e ragazze, trascorrere quindici giorni insieme all’insegna di attivitá a tema LET’S CELEBRATE THE DIVERSITY. Lo scambio è stato di tipo bilaterale, in quanto hanno partecipato due paesi, e si è articolato in due fasi: la prima svoltasi nella capitale islandese Rejkyavik e la seconda nel paese di Valsinni, ai piedi del Monte Coppolo, nel parco dei Crisciuni.

I primi giorni sono serviti ai noi ragazzi per rompere il ghiaccio, per conoscerci l’un l’altro con attività di gruppo ed escursioni in mezzo al verde Islandese. Durante il resto della settimana l’ormai omogeneo gruppo italo-islandese ha alternato attività indoor e outdoor. Fra le indoor ci sono state discussioni su vari temi, sopratutto di ordine sociale, come ad esempio sulla dichiarazione dei diritti dei bambini. Questo tipo di confronto è servito a capire cosa gli adolescenti di una stessa generazione, ma che hanno vissuto in realtà completamene differenti, pensino su argomenti di attualità.

Un’altra attività ci ha visto impersonare ognuno un’altra persona, tutte appartenenti a diversi gradi sociali. Da questo “gioco“ è emerso come fra noi e gli islandesi ci siano differenze nel vedere una stessa figura sociale e nel posizionarla in una sorta di classifica in cui i più ricchi sono in cima ed i meno fortunati in basso. Naturalmente in Islanda non potevano non mancare le attività all’aria aperta. Per cominciare, l’esterno della struttura che ci osptava era disseminato di campi da gioco, fra calcio, basket e pallavolo, e a pochi minuti di cammino una stupenda piscina, con vasche riscaldate, che visitavamo regolarmente ogni mattina prima di colazione. Fra le altre atività outdoor non potevano certo mancare le varie gite nel centro di Rekjavik.

In queste gite abbiamo visitato i punti più importanti della città, il tutto mentre svolgevamo altre attività di gruppo, come fotografarci insieme ai monumenti principali, cercare e parlare con persone di cultura diversa, o intervistare sconosciuti. Durante la nostra permanenza a Rejkiavik infatti abbiamo assisstito ad una marcia contro gli stupri chiamata “Young sluts“, ed abbiamo intervistato alcuni passanti per sapere cosa ne pensassero, se credessero che questo tipo di proteste fosse importante, e se avessero qualcosa di simile nol loro paese di provenienza, nel caso non fossero islandesi. La parte delle escirsioni che più ci ha colpito è stata sicuramente trovarci faccia a faccia con le mastodontiche cascate du Gulfoss. Ma non ce ne saremmo potuti andare dall’Islanda senza averne visto il simbolo: i famosi Geyser. Come era prevedibile, il getto d’acqua si è fatto aspettare, ma ne è valsa la pena. L’unica cosa che ci è dispiaciuta è stata non aver visitato uno dei ghiacciai islandesi. Ma ci siamo accontentati lo stesso di passare un asettimana con una temperautra media più che dimezzata rispetto a quella italiana.

Temperatura che si è subito fatta sentire durante la seconda parte dello scambio, essendo  rimasti per tutto il tempo a contatto con la natura. Infatti, esclusi colazione, pranzo e cena, abbiamo svolto tutte le attività o nel parco, oppure nel paese. Anche il dormire era molto più sullo stile scout. Noi ragazzi dormivamo in tenda, mentre le ragazze in bungalow. Devo ammettere che all’inizio non eravamo del tutto entusiasti del dormire in tenda, ma dopo la prima notte, e magarì anche a causa della stanchezza dovuta al fatto che eravamo costantemente in movimento, non ci abbiamo più fatto caso.

L’attività a Valsinni era incentrata sul condividere le nostre tradizioni con i ragazzi islandesi. Per farlo, come prima cosa abbiamo organizzato una visita all’affascinante centro storico di Valsinni, in quanto la cultura di un luogo è concentrata nella storia dello stesso, e il centro storico di un paese ne rappresenta il fulcro. Come seconda cosa, ci siamo immedesimati in un gruppo di escursionisti siamo saliti sulla cima del monte Coppolo, per ammirare il panorama mozzafiato che spaziava dal mare alle montagne, fino alle collline e i campi coltivati.

Ma l’Italia è famosa in tutto il mondo per il suo cibo, e per questo il progetto era incentrato sull’insegnare ai ragazzi islandesi come preparare della salsa partendo dai pomodori. Tutto a impatto zero, utilizzando pomodori raccolti da operai non in nero, Un’altro tema sensibile di cui ci siamo occupati è stato appunto affrontare il fenomeno dell’immigrazione e del tipo di vita che questi immigrati sono costretti a condurre, cioè quella di essere sfruttati nei campi, con una paga ridicola e senza alcun contratto.

A tal proposito ci siamo incontrati con Tolbà, un’associazione che accoglie i migranti e si propone di aiutarli con corsi di lingua e altri tipi di supporto, per ascoltare le storie di alcuni ragazzi che sono scappati dalla loro patria per venire a vivere in Italia. Per questo abbiamo coniugato l‘aspetto culinario e l’aspetto dello sfruttamento. Una volta preparata la salsa, l’abbiamo venduta in bottiglie (rigorosamente ricilcate) a Valsinni, e abbiamo devoluto il ricavato ad Osservatorio Migranti Basilicata, un‘altra associazione che si occupa di accogliere i migranti.

20374353_1460089867404311_6580062508654796497_nIn generale, questo scambio ci ha fatto cresecere molto, ci ha fatto scoprie nuove cose e ci ha fatto soffermare e riflettere su realtà diverse dalla nostra, tutto mascherato da giochi e condito con molto divertimento. È stata un’esperienza che rifarei, come credo tutti gli altri ragazzi che ci hanno partecipato, e sicuramente ogni volta che si fanno questi tipi  di scambi non si torna mai a casa come si è partiti, ma sempre con qualcosa di più.

Simone Santarcangelo

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